l’Ombra

«Figlio, estrai dal raggio la sua ombra e la sporcizia che deriva dalle nebbie che si depositano su di lui, insudiciandolo e occultandone la luce [perché una nube lo sovrasta e lo separa dalla luce]; perché esso sarà consumato dalla necessità e dal suo rossore [per questo è angustiato e combusto dalla sua ruggine]»[…] «Trarre il raggio dall’ombra, o gran lavoro!» (Hermete Trismegisti)

L’ombra: E io odio quel che odi tu, la notte; amo gli uomini perché sono seguaci della luce, e mi allieta lo splendore che è nel loro occhio quando conoscono e scoprono, loro, gli infaticabili conoscitori e scopritori. Quell’ombra che tutte le cose mostrano, quando su di esse cade il sole della conoscenza. Io sono anche quell’ombra. (Friedrich Wilhelm Nietzsche)

Qualche giorno prima era venuto ad ascoltare i racconti di Wendy. Nana era riuscita ad afferrare la sua ombra e ora Peter è tornato per cercarla. La fatina Trilli, sua inseparabile amica, gli indica che è nascosta nel cassetto. L’ombra non vuole saperne di tornare al suo padrone. Per acciuffarla, Peter fa un gran baccano e Wendy si sveglia. “Peter! Oh Peter, sapevo che saresti tornato!” esclama la ragazzina. Mentre gli ricuce l’ombra, Wendy racconta a Peter che lei non potrà più continuare a dormire nella camera dei bambini. “Da domani dovrò crescere!” Allora Peter decide: porterà la ragazzina nell’isola che non c’è, il magico luogo dove non si diventa mai grandi. (James Matthew Barrie)

Non raggiungeremo mai la nostra totalità, se non ci assumiamo l’oscurità che è in noi, poiché non c’è corpo che, nella sua totalità, non proietti un’ombra, e questo non in virtù di certi motivi ragionevoli, bensì perché è sempre stato così e perché tale è il mondo. (Carl Gustav Jung)

Nell’ombra si sono sempre nascoste tutte le metafore più inquietanti che riguardano la conoscenza (nel mondo occidentale almeno), ma si è dimenticato che l’Ombra è un aiuto assolutamente indispensabile per ricostruire le forme e le dimensioni degli oggetti. Un mondo senza ombra, un mondo dove ci sarebbe soltanto luce, sarebbe un mondo illeggibile per noi.
[…]Si cerca sempre qualcosa all’interno di una zona che è ombrosa, una zona in cui non ci si vede chiaro, in cui bisogna fare una distinzione tra gli aspetti chiari e meno chiari, in cui c’è sempre qualcosa di sporco. Quindi la purezza e la ricerca non sono mai associati. I ricercatori hanno sempre le mani in pasta e toccano sempre cose che non sono mai nette e pulite (Roberto Casati)

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